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6.4.13

E il giardino creò l'uomo - Recensione




Chi ha mai avuto a che fare con un giardino sa che questo è un mondo in continuo divenire, un brulicare in lento movimento che continua anche quando l’attenzione del giardiniere è altrove, anche di notte mentre gli esseri umani riposano.
Marco Martella ha un’idea ben precisa di giardino. Attraverso le parole di Jorn de Précy, figlio di un ricco commerciante irlandese, Martella espone la sua idea basata su chiari fondamenti filosofici ma anche pratici. Non si può negare la bellezza di un giardino italiano, la sontuosità di uno francese, le soluzioni di uno all’inglese. Eppure l’autore spiega che tutti questi modi di approcciare la natura sono il risultato di un principio fondamentalmente sbagliato: imbrigliare la natura, dominarla, costruire un giardino come si fa con la città, pieno di forme che solamente ricordano l’originale aspetto naturale, ma che sono invece piene di artificiosità come aiuole piene di fiori disposti per colore, file di siepi perfettamente squadrate, riproduzioni (quando non scimmiottamento) di statue o tempietti come negli antichi giardini classici. In questa antichità l’autore vede la via regia che riproporrà in tutto il libro. La città, le macchine, un giardino geometricamente progettato, risponde solo al criterio di funzionalità, che tutto ha tranne la bellezza. Se giardini di altre epoche ancora sopravvivono, vengono “restaurati” e viene loro data una parvenza di antico, diventano attrazioni turistiche, giocattoli per così dire. Oppure oasi di tranquillità e verde in un mondo dominato dal grigio e dal fumo, bolle di tranquillità per esseri umani stressati. Ma questi non sono altro che surrogati dei giardini del nostro passato, pallide e allo stesso tempo ridondanti imitazioni.
Ma la natura non è fatta di materiali malleabili e facilmente addomesticabili con gli opportuni utensili. La natura è fatta di materia viva, che si muove in un tempo completamente diverso da quello pronunciatamente spinto in avanti delle nostre vite. Il giardino ti pianta nel qui ed ora, in un “lento, dolce, eterno presente”. Non c’è uno scopo, non ci sono obiettivi.
E così il giardiniere non è un botanico. Può conoscere i meccanismi del mondo vegetale, le precise date di semina e fioritura, la chimica del terreno adatto ad ospitare una pianta. Tuttavia il giardiniere è più un custode meravigliato, immerso in uno scenario in cui prendono vita dinamiche più grandi, più antiche di lui. Di conseguenza,  non mira al comando, non ne è proprietario, e d’altronde a cosa servirebbe: la natura gli sopravvivrà e troverà sempre il modo di muoversi secondo i suoi voleri. Tenere in ordine un giardino è un concetto che dovrebbe sparire dal manuale del giardiniere: egli dovrebbe essere come un direttore d’orchestra che semplicemente aiuta il fluire armonioso della musica: strappare le piante infestanti, segnare dei sentieri con la falce, accostare piante ad altre seguendo la loro natura. E, a volte, facendo nulla. Perché è la natura che dovrà fare il grosso del lavoro.
“Cosa accadrebbe se l’uomo civilizzato rinunciasse a trattare la natura come un terreno di conquista e iniziasse ad abitare la terra da giardiniere?”. Dovremmo perdere un privilegio che ci siamo costruiti da soli e che ci fa dormire serenamente la notte: l’antropocentrismo. Non c’è alcuna gerarchia, alcuna piramide che ci mette al vertice. Siamo parte della natura come ogni altro essere vivente e non vivente. Ma se abbiamo una qualità in più (oppure diversa, diciamo solo diversa) in quanto esseri umani, questa è la capacità di riflessione, che ci solleva dagli istinti e ci permettere di prendere decisioni più ampie della nostra piccola vita. Abbiamo il privilegio di poter lasciare una traccia nel mondo grazie al tempo che ci è stato concesso. Sta a noi decidere il tipo di segno che la nostra vita lascerà.

21.3.13

Il primo giorno di primavera

Primavera.
Questa bella parola viene dal latino classico "primo vere", cioè "all'inizio della primavera. In latino era la parola ver (veris) a significare "primavera".

Per dare il benvenuto a questa stagione ho scelto un classico Disney, Fantasia. Incredibilmente realizzato nel 1940, sulle note di composizioni eccellenti i disegnatori animarono figure da sogno.
Per la Sinfonia n. 6 "Pastorale" di Beethoven, le immagini esplodono di colori raffigurando scene mitologiche che includono, fauni, cavalli alati, divinità olimpiche tra cui un simpatico Bacco.

13.3.13

Advergame: frutta vs caramelle. Vincono sempre le caramelle!




Grazie anche al diffondersi dei social network, i cosiddetti advergames stanno diventando sempre più diffusi. Essi sono giochi piuttosto semplici, con una grafica accattivante e cartoonesca, che pubblicizzano dei prodotti.  Un esempio è dato da questo gioco dell’equivalente olandese della Cameo: http://www.oetker.nl/fun/dr-oetker-keukenspel/
Ci si trova in una specie di ristorante in cui bisogna cucinare per i clienti che arrivano sempre più numerosi. Nemmeno a dirlo, i prodotti da cucinare sono quelli della ditta.

Essendo questo un tipo di pubblicità, ha un’influenza sulle intenzioni di acquisto dei soggetti che utilizzano il gioco, come cercano di fare gli annunci promozionali durante un programma o nell’intervallo. Se, tuttavia, pensavate di poter utilizzare questa come un’arma a vantaggio di un comportamento salutare, dobbiamo spegnere le vostre speranze.

Alcuni ricercatori dell’Università di Amsterdam hanno svolto una ricerca al proposito coinvolgendo 270 bambini di età compresa tra otto e dieci anni. Il gruppo è stato diviso in quattro sottogruppi creando differenti condizioni:
Il gruppo A ha giocato con un advergame che pubblicizzava caramelle.
Il gruppo B ha giocato con un advergame che stimolava il consumo di frutta.
Il gruppo C ha giocato con un advergame che pubblicizzava giocattoli.
Il gruppo D era il gruppo di controllo, in cui i bambini non avevano alcun gioco.
Dopo il gioco, i bambini hanno potuto scegliere di mangiare senza limitazioni il cibo contenuto in alcune ciotole, alcune delle quali contenevano frutta e altre caramelle. La sorpresa poco gradita è arrivata quando, alla lettura dei risultati, i ricercatori hanno scoperto che i bambini dei primi due gruppi mangiavano più caramelle, indipendentemente dal prodotto pubblicizzato durante il gioco.


Racconterò un aneddoto personale. Una sera, dopo cena, io e i miei amici abbiamo deciso di guardare il documentario Super Size Me, che parla degli effetti nocivi di un uso sconsiderato e ripetuto del fast food, in particolare del McDonald’s. Nel film venivano illustrati tutti i cambiamenti (in peggio) fisici e psicologici del regista/attore/cavia che ha mangiato per un mese solo ed esclusivamente nei fast food, scegliendo sempre il menù Super Size (panino, porzione grande di patatine e 2 litri di bevanda come Coca Cola) quando proposto dalla cassiera. Mentre guardavamo i tragici effetti su peso, forme del corpo e libido del protagonista, io e i miei amici abbiamo sentito una irresistibile voglia di andare al McDonald’s più vicino e mangiare uno di quei panini incriminati. Evidentemente la pubblicità incessante, unita ai sapori volutamente ghiotti dei cibi spazzatura (che abbondano in sale, zucchero, grasso, ecc.), è entrata nella nostra mente in maniera sottile ma decisa. Il risultato è che, alla prima fame, spesso provocata dalla visione stessa dei prodotti, il cibo a cui ci rivolgiamo è quello veloce, colorato ed estremamente saporito di cui il nostro cervello e i nostri occhi hanno bisogno. E la maggior parte delle volte è facile trovare in casa un “fast food” pronto a soddisfare la nostra esigenza. O quella dei nostri bambini.
Folkvord, F., Doedschka, J., Anschütz, D.J., Buijzen, M., Valkenburg, P.M. (2013). The effect of playing advergames that promote energy-dense snacks or fruit on actual food intake among children. The American Journal of Clinical Nutrition, 97(2), 239-245.

20.2.13

Cellulare vs passeggero: qual è più pericoloso?




Dalle ricerche viene fuori che le nostre capacità di multitasking non sono così sviluppate quanto si potrebbe pensare. Per eseguire un compito, abbiamo bisogno di quella che nel computer è la RAM e che nel nostro cervello viene chiamata memoria di lavoro. Questa memoria è piuttosto limitata e non può eseguire più compiti contemporaneamente: il nostro cervello sceglie infatti di volta in volta il compito prioritario, mettendo gli altri in seconda posizione, sullo sfondo, pronti per essere processati a loro volta appena il primo compito verrà concluso.
Secondo il dr. Jelmer Borst (Università di Pittsburgh) , il principio sottostante il multitasking è quello del taglia-incolla dei computer: quando un file attende di esser incollato, nient’altro può essere immagazzinato in memoria.
Solamente due compiti completamente diversi possono essere eseguiti in contemporanea ( camminare e guardare le vetrine, lavare i piatti e chiacchierare, ecc.), in quanto il cervello processa automaticamente una di queste azioni (negli esempi, camminare o lavare i piatti) per i quali ha uno schema precostituito che utilizza senza occupare la memoria di lavoro. Oppure perché vengono utilizzate diverse aree del cervello e del corpo: le mani per lavare i piatti, la bocca e la mente per parlare.

Se telefonando… alla guida.
Dopo questa introduzione sul multitasking, vediamo cosa accade in una situazione pratica in cui, se commettiamo un errore, la conseguenza non sarà solo un piatto rotto sul pavimento.
Quante persone vediamo telefonare mentre guidano? Alcune discretamente, con l’auricolare o con il vivavoce, altre con telefonino in mano, senza pudore. Altre cercano di trovano una via di mezzo, col cellulare premuto tra l’orecchio e la spalla, serene e tranquille perché con entrambe le mani sul volante. Qualunque sia la vostra modalità preferita, sappiate che telefonare mentre si guida è sempre un’azione pericolosa, anche con auricolare o vivavoce. Vediamo perché.

Siete in macchina e state uscendo dal parcheggio condominiale: la situazione è tranquilla e la guida impegna relativamente poco la vostra attenzione, in quanto non vi sono altre macchine e il percorso è semplice e conosciuto. Ma nel momento in cui vi inserite nel traffico cittadino, le cose cambiano: incroci, pedoni, motocicli, automobilisti negligenti così come le condizioni meteo cominciano a richiedere alla vostra mente continue elaborazioni per fare la mossa più sicura. All’improvviso arriva una chiamata e voi rispondete col vivavoce: nella migliore delle ipotesi, farete più attenzione alla strada e la vostra conversazione sarà semplice, di circostanza. Ma se vostra moglie dall’altra parte comincia a sciorinarvi tutte le cose che dovete comprare al supermercato, a che ora andare a prendere vostro figlio, che l’inquilino del piano di sopra ha fatto cadere nuovamente il vaso di gerani sul vostro balcone e questa volta occorre trovare una soluzione…

Le conseguenze della perdita di attenzione sulla strada sono allarmanti: i guidatori al telefono hanno tempi di reazione più lunghi, fino al 40%. Inoltre frenano in ritardo, più bruscamente e si fermano più vicini alla macchina che li precede. Chi chiacchiera al telefono mentre è alla guida ha meno controllo sulla propria auto e fa meno attenzione a quello che vede attraverso il parabrezza: guarda nella giusta direzione, è vero, ma è meno consapevole di cose pur importanti come gli spartitraffico.

Chiacchiere con passeggero
Quindi non possiamo parlare neppure con gli altri passeggeri? La situazione è diversa, molto diversa: la conversazione con un passeggero a bordo si regola e si adatta a seconda della guida stessa. In altre parole: il passeggero è coprotagonista della guida, anche la sua attenzione è verso il traffico e la strada e, se il guidatore è impegnato in un sorpasso o in una manovra improvvisa, il passeggero fa istintivamente una pausa o commenta quello che sta accadendo. Nostra moglie al telefono, invece, è inconsapevole della situazione del traffico e dunque non può adattare la propria conversazione. Se poi si aggiungono problemi di ricezione o qualità del suono, gli sforzi richiesti al guidatore sono persino maggiori.

Quanti incidenti sono causati dall’utilizzo del multitasking alla guida non è facile stimarlo: la distrazione gioca tra il 5 e il 25% dei casi. Ma il divieto totale di telefonare o di utilizzare altri apparecchi in auto non risolverebbe la situazione. Dovrebbe essere il guidatore a minimizzare il più possibile le fonti di distrazione, fermandosi in caso di telefonata o chiedendo di richiamare in un secondo momento. Se non è possibile fare nessuna delle due cose, almeno essere sicuri di tenere entrambe le mani libere. Mentre metà della responsabilità ce l’ha chi è dall’altra parte: se il proprio interlocutore è alla guida, richiamare più tardi potrebbe evitargli un brutto incidente.


Fonte: Drews FA, Pasupathi M et al. Passenger and cell phoneconversations in simulate driving. Journal of Experimental Psychology: Applied 2008; 14(4).

11.2.13

Le diete vegetariane riducono il rischio di malattie cardiovascolari


Una notizia appena riportata dalla SSNV che riguarda lo studio Epic-Oxford (di cui avevamo già parlato in precedenza) dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.

I risultati sono stati pubblicati sul numero di marzo dell'American Journal of Clinical Nutrition, che è la più prestigiosa rivista scientifica internazionale che si occupa nutrizione: gli individui che seguono un'alimentazione vegetariana risultano avere un rischio ridotto di ischemia coronarica, fatale e non-fatale.

Lo studio Epic è famoso per i numeri su cui si basa: 15 anni di studio, oltre 500.000 persone in 10 diverse nazioni europee. Questi numeri spiegano non solo l'accuratezza nel confrontare diversi soggetti in diverse nazioni (quindi con abitudini, stili di vita e ambienti diversi) ma anche il lungo periodo che permette di seguire gli stessi soggetti per controllare le evoluzioni dei fattori osservati.

Per quanto riguarda i risultati pubblicati, i ricercatori hanno seguito 44.561 soggetti residenti nel Regno Unito per un periodo medio di 11.6 anni, ed hanno riscontrato che i vegetariani presentano un rischio di morte od ospedalizzazione per ischemia del miocardio minore rispetto ai non-vegetariani. Un ulteriore aspetto riguarda altri dati: i vegetariani risultano più magri e presentano valori di pressone arteriosa sistolica e di colesterolo non-HDL ridotti.

Questa importante riduzione del rischio risulta solo marginalmente influenzata da altre caratteristiche, come il BMI o l'abitudine di fumare, suggerendo quindi che siano le caratteristiche della dieta vegetariana ad esercitare effetti favorevoli, sia direttamente che attraverso la sua azione sui valori di pressione arteriosa e di colesterolo non-HDL.

L'alimentazione vegetariana ha ottenuto dunque un'ulteriore conferma nel rappresentare una dieta che diminuisce il rischio per le principali malattie croniche dell'età moderna, che possono portare invalidità e morte prematura e sono loro stesse riconosciute come fattori di rischio della demenza.




Leggi gli altri articoli sulla dieta vegetariana!



Fonte:
Crowe F, Appleby PN, Travis RC, Key TJ. Risk of hospitalization or death from ischemic heart disease among British vegetarians and nonvegetarians: results from the EPIC-Oxford cohort study. Am J of Clin Nutr. Published ahead of print January 30, 2013.
http://ajcn.nutrition.org/content/early/2013/01/30/ajcn.112.044073.abstract

7.2.13

L'asino e il contadino - una favola sui pozzi neri e profondi della vita


Un giorno l'asino di un contadino cadde in un pozzo.
Non si era fatto male, ma non poteva più uscire.
Il povero animale continuò a ragliare sonoramente per ore. Il contadino era straziato dai lamenti dell'asino, voleva salvarlo e cercò in tutti i modi di tirarlo fuori ma dopo inutili tentativi, si rassegnò e prese una decisione crudele.
Poiché l'asino era ormai molto vecchio e non serviva più a nulla e poiché il pozzo era ormai secco e in qualche modo bisognava chiuderlo, chiese aiuto agli altri contadini del villaggio per ricoprire di terra il pozzo.
Il povero asino imprigionato, al rumore delle palate e alle zolle di terra che gli piovevano dal cielo capì le intenzioni degli esseri umani e scoppiò in un pianto irrefrenabile. Poi, con gran sorpresa di tutti, dopo un certo numero di palate di terra, l'asino rimase quieto. Passò del tempo, nessuno aveva il coraggio di guardare nel pozzo mentre continuavano a gettare la terra.
Finalmente il contadino guardò nel pozzo e rimase sorpreso per quello che vide...
L'asino si scrollava dalla groppa ogni palata di terra che gli buttavano addosso, e ci saliva sopra. Man mano che i contadini gettavano le zolle di terra, saliva sempre di più e si avvicinava al bordo del pozzo. Zolla dopo zolla, gradino dopo gradino l'asino riuscì ad uscire dal pozzo con un balzo e cominciò a trottare felice.

MORALE:
Quando la vita ci affonda in pozzi neri e profondi, il segreto per uscire più forti dal pozzo é scuoterci la terra di dosso e fare un passo verso l'alto. Ognuno dei nostri problemi si trasformerà in un gradino che ci condurrà verso l’uscita. Persino nei momenti più duri e tristi possiamo risollevarci lasciando alle nostre spalle i problemi più grandi, anche se nessuno ci dà una mano per aiutarci.

5.2.13

Olio da massaggio e per bruciaessenze

Per Natale volevo fare io stesso i regali, senza comprarli in un negozio. Questo soprattutto perché volevo essere originale ma anche perché è proprio divertente fare le cose in casa.
Ho deciso di realizzare un olio multiuso: per massaggi, per idratare la pelle, per profumare la casa. E' talmente semplice da fare che, assieme alla boccetta, ho regalato anche la ricetta, ed eccola a voi:

INGREDIENTI
la buccia di 5 arance
4 cucchiai di chiodi di garofano
400ml di olio di semi di girasole
1 cucchiaio di mirra (resina)

Per prima cosa, tagliamo a pezzi di media grandezza la buccia delle arance

e uniamole a chiodi di garofano e olio in frullatore. Azioniamolo per ottenere un composto omogeneo.

Ora trasferiamo tutto in un contenitore di vetro assieme alla mirra e cuociamo tutto per circa un'ora a bagnomaria e coperto. La casa comincerà a profumare!

Trascorso il tempo necessario, lasciamo raffreddare il composto; quindi filtriamolo e trasferiamolo nel contenitore finale.


Diciamo che possiamo tenerlo per circa tre mesi in un luogo fresco (non in frigo!) e al riparo dalla luce.

L'odore è incredibilmente intenso e, mentre lo spalmate sulla pelle, sentirete prima il persistente aroma agrumato, per poi riconoscere il pungente odore delle spezie.
Se volete arricchire l'olio di profumo, potete aggiungere qualche goccia di olio essenziale di arancia.


In Asia un olio del genere è usato contro il malditesta, in quanto le spezie hanno una blanda azione anestetica.
La mirra, invece, ha effetti antinfiammatori.
L'olio di semi di girasole, se spremuto a freddo e biologico, è davvero utile alla pelle con il suo alto contenuto di vitamina E. Ridona lucentezza a pelli screpolate, aride e squilibrate. Se usato per il massaggio, si assorbirà velocemente.


(fonte)
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