Veronika Richterovà è un'artista. Non si discute.
Questa donna originaria della Repubblica Ceca crea con le sue mani il paradiso dei ricilatori: dalle bottiglie di plastica escono fuori animali, piante, candelieri e trofei. Le sue creazioni, trasparenti e colorate, sono belle innanzitutto. Ma alcune di loro sono anche utili: figura tra di esse persino un colorato scaccia-talpe da giardino!
Sul suo sito c'è una pagina completamente dedicata alla plastica: cosa è chimicamente, la sua storia, le sua applicazioni, i problemi ambientali e le future ricerche per una plastica ecosostenibile.
(Leggi il nostro post sulla plastica biologica inventata per sbaglio nei Paesi Bassi!).
Qui vi facciamo vedere qualche esempio della bravura di Richterovà, ma non lasciatevi scappare l'occasione di fare un giro sul suo sito: ci sono dozzine e dozzine di foto che vi lasceranno a bocca aperta e vi faranno venire voglia di non riciclare mai più le bottiglie!
Translate
8.4.15
2.2.15
Esperimenti in orinatoio
Il mese scorso ho scritto un post su come urinare correttamente. E mi sono dedicato anche ad un paio di curiosità e domande interessanti sul tema.
Come promesso, questo mese guardiamo l'argomento "pipì" da un altro punto di vista. Ovvero gli orinatoi pubblici, quelli a muro, gli unici muri al mondo su cui fare la pipì legalmente.
Ovviamente stiamo parlando all'universo maschile, ma questo post è interessante anche per le donne e alla fine saprete perché.
Galateo da bagno
Non ho mai pensato che ci fosse una vera e propria etiquette dell'orinatoio, come per esempio non guardare negli occhi gli altri "ospiti" del bagno, per evitare di dare l'impressione che si voglia approcciarli sessualmente. Trovo comunque esilarante il comportamento schivo dei maschi nei bagni, quasi fossero spie del KGB in missione.
Questa prima, importantissima regola è quella che regola anche l'orinatoio di scegliere.
Pensiamo a cosa accade quando entriamo in un bagno e tutti gli orinatoi sono vuoti. L'etichetta ci direbbe di occupare uno dei due orinatoi esterni, così da dare a chi entra dopo di noi la libertà di starci più lontano possibile.
Ed ora pensiamo di entrare e trovate una persona già impegnata nel suo bisogno fisiologico: dove andremo a metterci?
Ammettiamolo, siamo animali
E' davvero interessante vedere come ci comportiamo quando siamo obbligati a vederci per quello che siamo: animali. Strati e strati di condizionamenti sociali, religiosi ed educativi possono farci pensare che siamo qualcosa di diverso. Fino al momento in cui la nostra cultura umana deve fare i conti con questi bisogni di base, comuni tra la maggior parte degli animali.
Per le donne, dicevo all'inizio, c'è una chicca finale, anzi due. La volta scorsa ho riportato un testo di Luciana Littizzetto che mi ha fatto piegae in due dal ridere mentre mi faceva scoprire perché le donne vanno al bagno in gruppo e ci stanno per interminabili minuti.
Probabilmente le cose andrebbero diversamente se potessero utilizzare queste invenzioni ri-vo-lu-zio-na-rie! La prima è l'orinatoio femminile, con design comodo per accovacciarsi leggermente. Certo, occorre capire quante donne sarebbero disposte a far la pipì in questo modo. Soprattutto perché, a differenza dei maschi, non guarderebbero la parete di fronte ma sarebbero rivolte verso l'esterno, non esattamente il massimo per creare un'aura di privacy..
Come promesso, questo mese guardiamo l'argomento "pipì" da un altro punto di vista. Ovvero gli orinatoi pubblici, quelli a muro, gli unici muri al mondo su cui fare la pipì legalmente.
Ovviamente stiamo parlando all'universo maschile, ma questo post è interessante anche per le donne e alla fine saprete perché.
Galateo da bagno
Non ho mai pensato che ci fosse una vera e propria etiquette dell'orinatoio, come per esempio non guardare negli occhi gli altri "ospiti" del bagno, per evitare di dare l'impressione che si voglia approcciarli sessualmente. Trovo comunque esilarante il comportamento schivo dei maschi nei bagni, quasi fossero spie del KGB in missione.
Questa prima, importantissima regola è quella che regola anche l'orinatoio di scegliere.
Pensiamo a cosa accade quando entriamo in un bagno e tutti gli orinatoi sono vuoti. L'etichetta ci direbbe di occupare uno dei due orinatoi esterni, così da dare a chi entra dopo di noi la libertà di starci più lontano possibile.
Ed ora pensiamo di entrare e trovate una persona già impegnata nel suo bisogno fisiologico: dove andremo a metterci?
![]() |
| Secondo il galateo dell'orinatoio, alla distanza maggiore dalla persona che ne sta già occupando uno. Perché, ricordiamolo, ogni contatto (visivo e, non sia mai, tattile) è severamente proibito. |
![]() |
| Se troviamo entrambi gli estremi già occupati, andremo a metterci al centro, sempre per la prima, basilare regola. |
![]() |
E se, malauguratamente, troviamo i tre posti già con
ospite, sembra che la decisione migliore sia di tornare più tardi, o
usare il bagno con porta.
|
Disattenzione civile
Ebbene questa scelta mi sembra talmente
sciocca... Voglio dire, perché attribuire ad una necessità fisiologica
così comune una tale importanza? Ne facciamo una cosa speciale, ma
solamente perché è in un contesto pubblico.
L'infuenza
degli altri è così forte che, come dicevamo nel nostro articolo di gennaio, molte persone non riuscirebbero ad urinare in pubblico. La cosa
è talmente diffusa da poter essere definita comune. Secondo una ricerca molto famosa,
se nessuno è presente nel bagno, i maschi ci mettono in media 4,8
secondi per cominciare ad urinare. Se invece un estraneo è nei paraggi, questa
media sale a 6,2 secondi. Infine, se l'estraneo è all'orinatoio accanto
al vostro, sembra che la vostra vescica attenda in media 8,4 secondi per
rilassarsi e lasciarsi andare. Chi usa l'orinatoio fa finta di ignorare l'altro. Appunto, fa finta, consapevole che altro l'altro sta solo recitando la parte del lupo solitario.
La società ci insegna già da bambini a controllare stimoli e necessità del nostro corpo e ad avere una relazione di disgusto verso i nostri rifiuti fisiologici e gli odori del nostro corpo. Una necessità da società civilizzata, secondo Nick Haslam, autore del libro Psychology in the Bathroom. Purtroppo si è creata intorno a questo argomento una sorta di tabù che rinforza l'aura di non accettabilità verso quello che si fa in bagno. Non se ne può parlare e, nella situazione, occorre sbrigare tutto il più velocemente possibile, avendone vergogna.
Defecare in pubblico
Molto diverso da quello che succedeva nei bagni pubblici del passato: nell'antica Roma persino il cosiddetto vespasiano era luogo di incontro sociale. Ad Ostia antica ci sono ancora resti di questi bagni, completamente aperti anche per bisogni più consistenti della pipì.
Come vedete in questa foto, ci si sedeva uno accanto all'altro, impegnati a conversare. Quel canale di fronte ai sedili aveva dell'acqua corrente in cui si poteva inzuppare un pezzo di stoffa, avvolto in cima ad un bastone, e usarlo come carta igienica. Ok, niente di tutto ciò suona igienico, sono d'accordo con voi.
Questa pudicizia nel bagno risalirebbe al XIX sec., quando appunto le norme igieniche (e religiose) divennero più rigide.
Ammettiamolo, siamo animali
E' davvero interessante vedere come ci comportiamo quando siamo obbligati a vederci per quello che siamo: animali. Strati e strati di condizionamenti sociali, religiosi ed educativi possono farci pensare che siamo qualcosa di diverso. Fino al momento in cui la nostra cultura umana deve fare i conti con questi bisogni di base, comuni tra la maggior parte degli animali.
![]() |
| Orinatoio femminile |
Per le donne, dicevo all'inizio, c'è una chicca finale, anzi due. La volta scorsa ho riportato un testo di Luciana Littizzetto che mi ha fatto piegae in due dal ridere mentre mi faceva scoprire perché le donne vanno al bagno in gruppo e ci stanno per interminabili minuti.
Probabilmente le cose andrebbero diversamente se potessero utilizzare queste invenzioni ri-vo-lu-zio-na-rie! La prima è l'orinatoio femminile, con design comodo per accovacciarsi leggermente. Certo, occorre capire quante donne sarebbero disposte a far la pipì in questo modo. Soprattutto perché, a differenza dei maschi, non guarderebbero la parete di fronte ma sarebbero rivolte verso l'esterno, non esattamente il massimo per creare un'aura di privacy..
![]() |
| Allora si potrebbero optare per un imbuto in silicone che permette alle donne di urinare in piedi. Una mia conoscente lo ha usato e sembra sia comodo e igienico, soprattutto quando l'alternativa è un water pubblico non esattamente brillante. |
12.1.15
Come fare la pipì correttamente
![]() |
| La stai facendo nel modo sbagliato, amico! |
Tra le cose che facciamo ogni giorno, più volte al giorno da quando siamo nati è la pipì.
Da piccoli, neppure ci si pone il problema: il pannolino è il nostro amico più fidato!
Tra i 18 e i 30 mesi, i nostri genitori cominciano a mostrarci come va il mondo, spannolinando la nostra vita e indicandoci il vasino: non possiamo più farla dovunque e quandunque ci scappa!
Nessuno si scandalizza se un bambino la fa per strada, fino ad una certa, imprecisata età. E fra le categorie che si possono permettere di farlo, ci sono anche gli sportivi durante una maratona o una gara in bicicletta.
Però da piccoli, oltre che usare il vasino, spesso non ci dicono come fare la pipì correttamente. C'è una posizione specifica? Dobbiamo fare pressione? E fa male tenerla?
Vediamo come approcciare il water nel modo corretto:
![]() |
| 1. Siediti con la schiena dritta ma senza essere rigido. Lascia le spalle e le braccia rilassate sulle gambe. |
![]() |
| 2. I piedi completamente poggiati a terra. Apri le gambe separando le ginocchia. |
![]() |
| 3. Rilassa il bacino e prenditi il tempo necessario. Non interrompere il flusso, né forzarlo. |
![]() |
| 4. Quando finito, per evitare il gocciolamento, scuotersi o piegarsi in avanti. Per controllare, fai una leggera pressione. |
![]() |
| 5. Contrai le pelvi per chiudere l'uretra e subito dopo rilassarle. |
![]() |
| 6. Pulirsi con la carta igienica senza strofinare. |
I maschi si staranno chiedendo quando arriva il loro momento. Sicuramente fare la pipì per i maschietti è più semplice, soprattutto se ci si trova fuori dalla propria casa e il bagno pubblico non splende di igiene. Anche per i maschi, però, è meglio fare la pipì da seduti, in quanto si riesce a rilassare il pavimento pelvico molto più efficacemente.
Comunque, nel caso si faccia la pipì in piedi:
![]() |
| Rilassati mantenendo una postura verticale: non piegarti in avanti né poggiare la mano sul muro di fronte. Non stare sulle punte. Segui le istruzioni di sopra dal punto 3. |
Ed ora qualche domanda e curiosità sull'argomento!
Quanta pipì si fa ogni giorno? Ogni giorno andiamo in bagno 4/6 volte circa. Dipende ovviamente da alcune variabili: quantità e tipologia dei liquidi bevuti e dei cibi mangiati (frutta e verdura contengono molta acqua); temperatura esterna (più fa caldo, più sudiamo e meno si riempie la vescica); sudorazioni; alcuni tipi di farmaci. In media si produce 1,5/2 litri di urina al giorno.
Trattenere la pipì fa male, lo si sa: i ristagni di urina possono provocare infiammazioni, infezioni e cisti.
La vescica può esplodere? Il cervello può inibire la fuoriuscita dell'urina fino a che non troviamo un water, ma se la vescica è molto piena, la contrazione dei muscoli del pavimento pelvico viene meno. Infatti non si può contrarre un muscolo troppo a lungo, ci sono dei meccanismo di protezione che compensano la contrazione col rilassamento automatico.
Nella malaugurata eventualità di un incidente o una improvvisa, violenta pressione sulla vescica, questa può anche esplodere se molto piena di urina. Terribile, ma logico.
Non riesco ad urinare in pubblico... Si chiama paruresis ed è un problema molto più comune di quanto si pensi. Dal caso più semplice (orinatoio a vista) a quello più grave (anche al chiuso, se si sente la presenza di persone fuori). Uno psicologo può aiutarti a superare questo problema.
Perché la birra stimola la diuresi? L'alta concentrazione di magnesio e potassio contenuti nella birra, unita ai bassi livelli di sodio, stimolano il lavoro del rene.
In realtà molte sono le cose che si potrebbero dire sulla pipì, e a noi fa piacere parlarne perché toglie quell'aria pesante di forzata creanza che aleggia intorno ad alcuni argomenti. La pipì la facciamo tutti, grandi e piccini, umani ed animali. Non c'è niente di più normale, quindi parliamone pure!
E ridiamoci, con questo divertentissimo sketch di Luciana Littizzetto che spiega, nel suo modo dissacrante, come mai le donne stanno così tanto al bagno e ci vanno in gruppo!
Questo è dedicato alle donne di tutto il mondo che hanno usato un bagno pubblico e a voi uomini, perché capiate come mai ci stiamo tanto. Il grande segreto di tutte le donne rispetto ai bagni è che da bambina tua mamma ti portava in bagno, puliva la tavoletta, ne ricopriva il perimetro con la carta igienica e poi ti spiegava: "MAI, MAI appoggiarsi sul gabinetto" e poi ti mostrava "la posizione" che consiste nel bilanciarsi sulla tazza facendo come per sedersi ma senza che il corpo venga a contatto con la tavoletta.
"La posizione" è una delle prime lezioni di vita di una bambina, importantissima e necessaria, deve accompagnarci per il resto della vita. Ma ancora oggi, da adulte, "la posizione" è terribilmente difficile da mantenere quando hai la vescica che sta per esplodere.
Quando "devi andare" in un bagno pubblico, ti ritrovi con una coda di donne che ti fa pensare che dentro ci sia Brad Pitt. Allora ti metti buona ad aspettare, sorridendo amabilmente alle altre che aspettano anche loro con le gambe e le braccia incrociate. È la posizione ufficiale di "me la sto facendo addosso".
Finalmente tocca a te, ma arriva sempre la mamma con "la bambina piccola che non può più trattenersi" e ne approfittano per passare avanti tutte e due!
A quel punto controlli sotto le porte per vedere se ci sono gambe. Sono tutti occupati. Finalmente se ne apre uno e ti butti addosso alla persona che esce. Entri e ti accorgi che non c'è la chiave (non c'è mai); non importa... Appendi la borsa a un gancio sulla porta, e se non c'è (non c'è mai), ispezioni la zona, il pavimento è pieno di liquidi non ben definiti e non osi poggiarla lì, per cui te la appendi al collo ed è pesantissima, piena com'è di cose che ci hai messo dentro, la maggior parte delle quali non usi ma le tieni perché non si sa mai.
Tornando alla porta... Dato che non c'è la chiave, devi tenerla con una mano, mentre con l'altra ti abbassi i pantaloni e assumi "la posizione"...
AAhhhhhh... finalmente...
A questo punto cominciano a tremarti le gambe... perché sei sospesa in aria, con le ginocchia piegate, i pantaloni abbassati che ti bloccano la circolazione, il braccio teso che fa forza contro la porta e una borsa di 5 chili appesa al collo. Vorresti sederti, ma non hai avuto il tempo di pulire la tazza né di coprirla con la carta, dentro di te pensi che non succederebbe nulla ma la voce di tua madre ti risuona in testa "non sederti mai su un gabinetto
pubblico!", così rimani nella "posizione", ma per un errore di calcolo un piccolo zampillo ti schizza sulle calze!!! Sei fortunata se non ti bagni le scarpe. Mantenere "la posizione" richiede grande concentrazione. Per allontanare dalla mente questa disgrazia, cerchi il rotolo di carta igienica maaa,
cavolo...! non ce n'è....! (mai).
Allora preghi il cielo che tra quei 5 chili di cianfrusaglie che hai in borsa ci sia un misero kleenex, ma per cercarlo devi lasciare andare la porta, ci pensi su un attimo, ma non hai scelta. E non appena lasci la porta, qualcuno la spinge e devi frenarla con un movimento brusco, altrimenti tutti ti vedranno semiseduta in aria con i pantaloni abbassati.
NO!!
Allora urli "O-CCU-PA-TOOO!!!", continuando a spingere la porta con la mano libera, e a quel punto dai per scontato che tutte quelle che aspettano fuori abbiano sentito e adesso puoi lasciare la porta senza paura, nessuno oserà aprirla di nuovo (in questo noi donne ci rispettiamo molto) e ti rimetti a cercare il fazzolettino, vorresti usarne un paio ma sai quanto possono tornare utili in casi come questi e ti accontenti di uno, non si sa mai. In questo preciso momento si spegne la luce automatica, ma in un cubicolo così minuscolo non sarà tanto difficile trovare l'interruttore! Riaccendi la luce con la mano del fazzolettino, perché l'altra sostiene i pantaloni, conti i secondi che ti restano per uscire di lì, sudando perché hai su il cappotto che non avevi dove appendere e perché in questi posti fa sempre un caldo terribile.
Senza contare il bernoccolo causato dal colpo di porta, il dolore al collo per la borsa, il sudore che ti scorre sulla fronte, lo schizzo sulle calze... il ricordo di tua mamma che sarebbe vergognatissima se ti vedesse così; perché il suo sedere non ha mai toccato la tavoletta di un bagno pubblico, perché davvero "non sai quante malattie potresti prenderti qui".
Ma la debacle non è finita... sei esausta, quando ti metti in piedi non senti più le gambe, ti rivesti velocemente e soprattutto tiri lo sciacquone! Se non funziona preferiresti non uscire più da quel bagno, che vergogna!
Finalmente vai al lavandino. È tutto pieno di acqua e non puoi appoggiare la borsa, te la appendi alla spalla, non capisci come funziona il rubinetto con i sensori automatici e tocchi tutto finché riesci finalmente a lavarti le mani in una posizione da gobbo di Notre Dame per non far cadere la borsa nel lavandino; l'asciugamano è così scarso che finisci per asciugarti le mani nei pantaloni, perché non vuoi sprecare un altro kleenex per questo!
Esci passando accanto a tutte le altre donne che ancora aspettano con le gambe incrociate e in quei momenti non riesci a sorridere spontaneamente, cosciente del fatto che hai passato un'eternità là dentro. Sei fortunata se non esci con un pezzo di carta igienica attaccato alla scarpa o peggio ancora con la cerniera abbassata!
Esci e vedi il tuo ragazzo che è già uscito dal bagno da un pezzo e gli è rimasto perfino il tempo di leggere Guerra e Pace mentre ti aspettava.
"Perché ci hai messo tanto?" ti chiede irritato.
"C'era molta coda" ti limiti a rispondere.
E questo è il motivo per cui noi donne andiamo in bagno in gruppo, per solidarietà, perché una ti tiene la borsa e il cappotto, l'altra ti tiene la porta e l'altra ti passa il kleenex da sotto la porta; così è molto più semplice e veloce perché tu devi concentrarti solo nel mantenere "la posizione". E la dignità.
20.12.14
Buone feste!
Il nostro blog vi augura feste piene di gioia e un inizio del nuovo anno pieno di parenti, amici e sorrisi!
Ci vediamo a gennaio!
Ci vediamo a gennaio!
15.12.14
Coca-Cola Life con Stevia
A volte le multinazionali fanno davvero ridere.
Fa ridere, per esempio, McDonald's, che sponsorizza un "nuovo" panino che si differenzia dai precedenti spesso solo per la posizione del ripieno: la fetta di carne è sopra a quella di formaggio, invece che sotto, oppure la salsa è decisamente più densa.
Fa ridere la Coca Cola, che cerca in tutti i modi di nascondere gli effetti deleteri di un consumo continuato dei suoi prodotti a base di zucchero ed anidride carbonica, come ne parlammo nel post "Cosa c'è in una Coca Cola".
Questa volta la multinazionale secondo me si è superata. Adesso accanto alla Light e alla Zero (la cui effettiva differenza è qualitativamente nulla, è solo una questione di marketing) ha aggiunto un terzo prodotto a basso indice calorico: Coca Cola Life.
Qual è la strabiliante differenza, chiederete voi? Ebbene, nel disperato tentativo di rendere la sua immagine più salutare possibile, la Coca Cola ha diminuito un po' la quantità di saccarosio (lo zucchero che tutti conosciamo) e aggiunto un po' di stevia.
Per chi non lo sapesse, la stevia è una pianta originaria del Sud America che, grazia allo steviolo contenuto nelle sue foglie e in seguito estratto dall'industria alimentare, risulta dolce: le foglie secche hanno un potere dolcificante 300 volte quello del saccarosio, e senza che venga metabolizzato dall'organismo, quindi senza picchi glicemici e senza calorie. Praticamente solo sapore.
Ma compariamo i valori nutrizionali in lattina delle due cole:
La mancata differenza tra le due cole è spiegata dal fatto che gli ingredienti sono quasi esattamente gli stessi!
La differenza? In Life hanno incrementato la quantità di aromi rispetto all'acido fosforico e aggiunto lo steviolo che, essendo all'ultimo posto, è in quantità ridicola. Come riportato nel nostro post su diabete, obesità e Coca Cola, il 99% della Coca Cola è acqua e saccarosio (vedi immagine a lato).Quindi ci viene davvero da chiederci: ma ci provano gusto a prenderci per i fondelli?! La stevia, usata dalle popolazioni locali del Sud America come dolcificante e persino cura, un ingrediente ancora costoso e prezioso per chi vuole evitare picchi glicemici o portatori di diabete, aggiunto ad un mare di acqua e zucchero (e CO2 e H3PO4) dovrebbe avere qualche effetto positivo? E su cosa poi? La percezione dell'assumere un cucchiaino di zucchero in meno per ogni lattina?
La verità è che, in nome di soldi e marketing, qualche azienda venderebbe anche il diavolo spacciandolo per acqua santa. La Coca Cola, in nessuna delle sue varianti, è una bevanda salutare. Ragion per cui andrebbe evitata quanto più possibile. In particolare nei bambini, evitando di fargliela trovare a tavola durante il pranzo: troppi, troppi zuccheri che contribuiscono in maniera negativa all'apporto giornaliero necessario e favoriscono lo sviluppo di obesità e diabete.
Certo, una lattina di veleno ogni tanto non è una tragedia, il nostro corpo compensa e non siamo certo bacchettoni qui.
Però non lasciamoci prendere per i fondelli dalle multinazionali: un granello di stevia nella cola non la rende meno dannosa.
NB: Coca Cola Life è stata commercializzata all'inizio solo in America. Starebbe arrivando anche in Europa. Quindi uomo avvisato, mezzo salvato ;)
9.12.14
I funghi sono in realtà animali?
![]() | |
| Questo fungo sanguina... La spiegazione a fine articolo. |
Spesso le scoperte più interessanti avvengono per caso.
E' quello che mi è successo mentre guardavo il serial "Hannibal". Ad esser sinceri, la prima puntata non mi ha interessanto molto, invece la seconda mi ha molto intrigato. Senza scendere in raccapriccianti dettagli (la foto che allego è già abbastanza inquietante...), dirò solo che vengono trovati in un bosco dei cadaveri usati da un serial killer per fertilizzare dei funghi. L'assassino, infatti, è ossessionato dalle similitudini tra le strutture dei funghi e la mente umana.
E' stato quest'ultimo particolare che ha acceso la mia curiosità. Così, facendo qualche ricerca, sono incappato in varie pagine che parlavano di come i funghi siano più simili agli esseri umani che alle piante.
Sarebbe a dire che i vegetariani sono cannibali a loro insaputa?
Beh la situazione è un po' diversa, ma certo non meno affascinante.
ANTENATO COMUNE
Per la teoria dell'evoluzione, noi tutti discendiamo da un antenato comune che, con successive mutazioni ed adattamenti all'ambiente esterno, ha dato vita alla straordinaria varietà della vita sul nostro pianeta.L'evoluzione funziona come un albero: partendo dal tronco, si sviluppano i rami che, a loro volta, si biforcano in rami più piccoli. Quindi, biologicamente e geneticamente, siamo parenti più o meno stretti di tutto il "creato".
Noi animali, le piante e i funghi (i funghi sono, infatti, un regno a sé) abbiamo un comune progenitore da trovarsi nelle alghe di molto, molto tempo fa.
Ma ad un certo punto, ricordando la metafora dell'albero, da quel ramo principale si sono sviluppati altri rami che si sono più o meno allontanati dagli altri. Ebbene, il ramo dei funghi è molto più vicino a quello degli animali che non a quello delle piante.
Sorprendente, ma vediamo le caratteristiche genetiche e la loro espressione nella fisiologia di organismi così "diversi" fra loro:
1) Animali e funghi non utilizzano la fotosintesi e non hanno clorofilla, al contrario delle piante. Usano sostanze organiche esterne per nutrirsi.
2) La parete cellulare dei funghi è fatta da una proteina di nome chitina, la base dell'esoscheletro degli insetti. La chitina non si trova in nessuna pianta.
3) Nella membrana cellulare dei funghi l'ergosterolo (o provitamina D2) svolge le stesse funzioni del colesterolo in quella animale. L'ergosterolo è sintetizzato via lanosterolo, un alcol che le piante non posseggono.
4) I funghi, se esposti ad irradiazione, proprio come gli animali producono spontaneamente vitamina D.
Le piante non producono ergosterolo, quindi ogni traccia vetegale di vitamina D2 è portata da micosi o simbiosi con un fungo (endofitismo).
Purtroppo la quantità di vitamina D nelle piante, siccome derivante da contaminazione esterna, non è sufficiente per considerarla parte integrante di una dieta bilanciata, anche nelle piante in cui la concentrazione è maggiore (solanacee, quindi patate, pomodori, peperoni).
5) Il glicogeno, uno zucchero complesso, funziona da riserva energetica negli animali e... nei funghi.
Incredibile ma vero, a qualcuno scapperebbe di dire che ai funghi mancano solo le zampe...
Tuttavia dobbiamo ricordarci di una cosa: la varietà della vita sulla terra, più che a compartimenti stagni, è distribuita su un continuum di variabili, come i colori dell'arcobaleno non sono solo 7 ma molteplici, con infinite sfumature.
Non dovrebbe stupirci, quindi, che la comunicazione tra esseri viventi, così legata per noi al linguaggio e al movimento, sia una componente fondamentale anche di funghi e piante. Anche loro comunicano e, seguendo l'ossessione del killer di "Hannibal", esploreremo la prossima settimana l'ancora più affascinante argomento delle similitudini funghi-cervello umano.
Ah, certo: il fungo nella prima immagine si chiama Hydnellum peckii, o Idnello del Diavolo, è un fungo non commestibile. Non è velenoso, ma estremamente amaro. In particolare quelle goccioline rosse che sembrano sangue e possono ricoprire l'intero cappello: si tratta di lattice, in questo fungo di un bel colore rubino, che essuda naturalmente quando il fungo è molto bagnato. Insomma, interessante, a tratti inquietante, e nemmeno buono da mangiare. Ottimo come decorazione per Halloween!
Per questo post, ringrazio Giuseppe Pascucci per la consulenza e i consigli da biologo ;)
2.12.14
Lammily sfida Barbie
Siamo a 20 giorni dal Natale e siamo in tempo per comprare qualcosa di veramente bello ai nostri bambini. Sto parlando di Lammily, la bambola che è creata a immagine e somiglianza di un essere umano vero.
![]() | |
| Che differenza! |
Lammily è la giovanissima creatura di Nickolay Lamm il quale ha disegnato e fatto realizzare questa sana alternativa alla più famosa bambola Mattel.
Lammily ha un aspetto atletico, i suoi piedi non sono forzati nella posizione a tacco, ha capelli castani come la maggior parte degli abitanti del pianeta Terra, indossa abiti normali.
I bambini a cui è stato chiesto di scegliere tra la deforme Barbie e la normale Lammily hanno scelto proprio quest'ultima: "Somiglia a mia sorella!", risponde contenta una bambina. "Sembra una persona reale.", dice un bambino.
Hanno chiesto ai bambini quale mestiere potrebbe fare questa bambola. Le risposte più gettonate: insegnante, pilota, esperta di computer. E Lammily è percepita come atletica, anche perché completamente (e umanamente) snodabile: la maggior parte dei bambini pensa infatti che questa bambola potrebbe essere una nuotatrice. Mentre la Barbie è vista come commessa in un negozio di abiti, una modella, una truccatrice; qualcuno dice "Secondo me non fa nessun lavoro!". Lammily, quindi, sembra poter scegliere tra molti lavori.
La bambola costa € 25,00. Si possono poi acquistare, separatamente, abiti per diverse occasioni nei quali la Barbie nuoterebbe!La cosa interessante è che sono in vendita anche adesivi da applicare sul corpo della bambola per aggiungere nei, smagliature, tatuaggi e altro. Geniale!
Cari figli del consumismo, si può comprare in maniera intelligente anche a proposito di bambole! I bambini vogliono Lammily perché hanno già centinaia di Barbie e, soprattutto, preferiscono una bambola in cui possono davvero identificarsi.
Lammily promuove uno stile di vita sano, appare forte e in forma, non ha bisogno di ciglia finte per affermarsi nella vita. Secondo me, un ottimo insegnamento peri nostri bambini.
Guardate il seguente video promozionale che si intitola "Normale è bello":
leggi anche "Ecco l'uomo e la donna perfetti"
Iscriviti a:
Post (Atom)








































