Translate

11.6.13

Webinar "Biodiversità e reti" martedì 11 giugno

Biodiversità e reti: nuovi paradigmi nell’ecologia e nella conservazione della natura con Alessandra Melucci

“Gli esseri viventi non sono individui isolati, a sé stanti, ma sono immersi in una rete di relazioni: la vita è tale solo in quanto si struttura come sistema, come rete in cui tutti i diversi organismi trovano la propria realtà”. (Fritjof Capra, 2002)

La comprensione del funzionamento degli ecosistemi e del loro ruolo nelle funzioni autoregolative del pianeta hanno portato negli anni le politiche della conservazione della natura ad una ridefinizione che vede sempre più l’inclusione del paradigma sistemico negli  obiettivi e negli strumenti adottati.
Durante il webinar verrà proposta una panoramica sul tema della conservazione della natura e in che termini come cittadini ne siamo interessati. Cercheremo di comprendere meglio il concetto di biodiversità e di come la vita ci fornisca risorse e modelli di organizzazione per una sostenibilità ambientale, economica e sociale.
Alessandra Melucci naturalista e formatrice, si occupa di conservazione della natura applicata alla pianificazione territoriale, con specifico riferimento alle reti ecologiche. Promuove il ruolo delle comunità locali come motore necessario alla realizzazione di azioni di tutela e valorizzazione ambientale del territorio attraverso processi di progettazione partecipativa.

Il link per accedere al webinare dalle ore 21 è http://teach4.us/17FgzXI
Buon webinar!

10.6.13

Una casa ecosostenibile e trendy!

Oggi ricordiamo i molteplici vantaggi di una casa ecosostenibile con un articolo di Christian Baraldi, giornalista ed esperto di architettura "verde". Buona lettura!



Inutile fare la petulante paternale sulle violenze quotidiane che offriamo alla generosa Madre Terra, conosciamo già la sua (per niente ottimistica) cartella clinica. E conosciamo anche, forse, tante di quelle piccole iniziative che possiamo mettere in atto per iniziare una bella terapia ricostituente!
La nostra casa, il nostro nido è il nucleo della nostra esistenza e tutti ne abbiamo almeno una, fosse anche una stanza in affitto. È proprio qui il bello: chiunque di noi può iniziare a fare qualcosa per rendere la propria abitazione ecosostenibile, ecocompatibile e, di conseguenza, assolutamente all’avanguardia e di tendenza!

Se abbiamo la fortunata possibilità di costruire una casa indipendente in un lotto, allora le sue caratteristiche principali sono:
1. Pareti perimetrali speciali che, in 30cm, alternano strati di masonite, fibre di legno e altri isolanti e i tubi dell’acqua calda per riscaldare il perimetro della casa; pareti interne che in 20cm di lanavetro e altri isolanti schermano la temperatura (e i suoni) in modo decisamente migliore rispetto alle comuni pareti, con un risparmio energetico enorme.
2. Solaio che isola dall’esterno grazie alla lana minerale e il coibentato. Alcuni sostengono, e non per sentito dire, che piantare un prato isoli ancora meglio. Della serie: tesoro, facciamo un picnic in terrazzo?
3. Per quanto riguarda elettricità e riscaldamento, grazie ai pannelli foto voltaici e ad impianti di cogeneratori, la casa è autosufficiente per anche tutto l’anno. In ogni caso: se la propria produzione è superiore, viene venduta al sistema nazionale (capito? Ci guadagni pure!); se è inferiore, ci si allaccia come chiunque. Il funzionamento del cogeneratore ha la sua duplice funzione nel fornire energia elettrica e, prelevando il calore che il funzionamento della macchina produce, riscaldare la casa. Qualcuno diceva: nulla si crea, nulla si distrugge!
4. Zona giorno a sud, zona notte a nord, per sfruttare durante il giorno la luce solare. Alcune case sono talmente bizzarre da essere fatte per ruotare durante il giorno e seguire, come un girasole, la nostra stella nel suo apparente percorso diurno!
5. La raccolta dell’acqua piovana per tutti gli usi non alimentari.
Sebbene una casa di questo genere costi il 40% in più di una casa tradizionale, in pochi anni e con i finanziamenti nazionali questo costo viene abbattuto per iniziare a risparmiare oltre 1.000 € l’anno! Beh, con quei soldi ci facciamo una bella vacanza a Ibiza o una crociera,no?

Se invece vogliamo adattare il nostro appartamento cittadino alle esigenze naturali, le regole sono simili, anche complementari:
1. Lampade a basso consumo energetico in tutte le stanze. Accenderle solo quando davvero servono e non sottovalutare la calma, tranquilla e bellissima luce delle candele. Da Ikea con meno di 3 € vendono confezioni da 100 candele!
2. Rivestire le pareti interne perimetrali di legno, che isola e sicuramente rende l’apparenza migliore della migliore carta da parati. Anche il parquet a terra sfrutta lo stesso principio. Soprattutto innestare uno strato isolante dietro la zona che ospita il termosifone, che è sempre (deficientemente) più sottile del resto della parete.
3. Colori, tinture e materiali atossici e naturali per colorare ed arredare gli interni.
4. Impianti elettrici provvisti di cavi schermati e disgiuntori.

Una delle notizia che mi ha lasciato di stucco è la versatilità del bambù, per usare termini a noi noti. Il bambù è considerato dalla cultura naturale come una valida possibilità di costruzione ecologica. Chiamato anche ‘l’acciaio naturale’ per le sue stupefacenti capacità tecniche, è ampiamente usato in America Latina ed in Asia. Chi l’avrebbe mai detto…

Insomma, ricordando di:

  • spegnere le spie led di televisori e altri elettrodomestici;
  • di fare la lavatrice nelle ore notturne e solo a pieno carico e a basse temperature; magari lavare un po’ di più i vestiti a mano;
  • di non abusare dell’acqua corrente (ché l’Africa non è fatta di laghi): per esempio, preferire al bagno la doccia aprendo l’acqua all’inizio per insaponarsi e alla fine per sciacquarsi;
  • di riempire la vostra casa di splendide piante,
  • di fare la raccolta differenziata in modo corretto
ci ricorderemo di conseguenza che dobbiamo ridare al nostro povero corpo e alla nostra mente, di cui abusiamo nelle città artificiali, ciò che, ahimé un tempo, era gratis e alla portata di tutti. Il fascino di una casa in legno non lo regalerà mai né una cornice in cartongesso né una decorazione in stencil, per quando noi facciamo per renderci la vita meno d’asfalto possibile.

4.6.13

Guerrilla Gardening, green attack a Lentini!


Il nome spiega tutto. Questa "guerrilla", attraverso attacchi verdi, ha l'obiettivo di combattere il degrado urbano simboleggiato anche dall'incuria delle aree verdi, siano esse parchi o aiuole. Attraverso operazioni di riabbellimento, piantando nuovi alberi, fiori e piante, cercano di sensibilizzare la popolazione e fare qualcosa di concreto che abbia come target le stesse aree dove viviamo, le nostre stesse città che spesso vengono lasciate al degrado da amministrazioni poco attente.
Tutto è cominciato nel 2006, da un'idea di alcuni ragazzi di Milano. Nel tempo, sempre più persone hanno abbracciato la loro causa, in tutta la penisola.
Nel loro sito ufficiale potete trovare altre informazioni al grido di "Libera il giardiniere che è in te!".
Qui vorrei raccontare la storia di un'azione verde di Guerrilla Gardening, con il recupero di una chiesetta che era diventata addirittura una discarica abusiva.

Leggiamo le parole di Alessio Bufalino e Simona Tocco, due giovani che amano la propria città e che hanno deciso di destinare il proprio tempo alla cura del territorio, anche quando dimenticato e abbandonato. Lui formatore e presidente di un associazione chiamata Ex-Duco laB, lei archeologa e presidente dell'associazione Guglielmo Tocco.

"Il due giugno 2013, è stato portato un “attacco” di Guerrilla Gardening nei pressi della chiesa di San Giuseppe Giusto, fra Lentini e Carlentini.

La Guerrilla Gardening non è altro che un modo pacifico per riappropriarsi degli spazi comuni abbandonati ed oggetto di incuria, da parte di privati cittadini. Gli “attacchi” verdi sono gli atti dimostrativi mediante i quali essa avviene, e consistono nella cruenta ed eversiva pratica di coltivare uno spazio e renderlo verde, con un orto o un giardino, prendersene cura e renderlo più bello.
A San Giuseppe Giusto abbiamo fatto così. Questa chiesetta rupestre, di impianto bizantino e poi ricostruita più volte, sconsacrata da un centinaio d’anni, si trova nei pressi dell’abitato di Lentini, su una stradina che si inerpica sulla collina di Ciricò, e ricade nel territorio della limitrofa Carlentini. Molti abitanti delle due cittadine la conoscono, ma l’hanno sempre vista abbandonata ed oggetto di incuria: essa veniva infatti fino all’anno scorso utilizzata, dentro e fuori, come discarica abusiva. Un gruppo di cittadini ha deciso di “adottarla”, prendersene cura e pulirla. Adesso San Giuseppe Giusto è stata liberata dai rifiuti, e da qualche giorno anche ripulita dalle erbacce grazie all’intervento del Comune di Carlentini.
Ma i nostri Guerriglieri Verdi volevano di più. La costruzione è posta in un luogo bellissimo, in mezzo alle campagne, su una vallata che dà su agrumeti ed uliveti. Un piccolo terrazzamento adiacente alla chiesa e delimitato da un muretto a secco, di circa 50mq, che affaccia sulla valle, sembrava adatto a un “attacco”. E così, armati di rastrelli, cesoie e zappette, hanno deciso di ripulirlo da sterpaglie e spazzatura dimenticata, e farne un piccolo giardino segreto. Sono state lasciate le piante di macchia mediterranea che sono cresciute lì spontaneamente, un bellissimo cappero abbarbicato alla roccia, una ferula, il sommacco, l’asparago selvatico, l’olivastro ed altre piante che adesso sono a riposo poiché è arrivata la stagione estiva, e sono state portate lì altre piante perlopiù grasse, in modo da resistere al caldo del periodo.

L’idea è quella di portare ognuno la propria pianta, con l’andare del tempo, in modo da rendere la chiesetta abbandonata chiesa di tutti, perché è lì che abbiamo le piantine del nostro terrazzo...Continueremo a curare queste piantine, grazie anche alla presenza a pochi metri di un pozzo per l’irrigazione delle campagne circostanti, ed a piantarne delle altre con il mutare delle stagioni. La nostra avventura è appena iniziata..."


Un'iniziativa bellissima, per rivalorizzare quei piccoli tesori architettonici, storici e culturali che sono le chiesette del sud Italia. Vedere queste persone lavorare insieme per la comunità è un piacere per gli occhi e per il cuore. Complimenti!



15.5.13

Diete e sensi di colpa


Ci siamo! Seppure la primavera sia latitante in tutta l'Europa e l'estate la vediamo quest'anno come una ricompensa non promessa, la temibile "prova-costume" è alle porte. Non per niente già da un paio di mesi gli abbonamenti alle palestre fioriscono, come d'altronde ogni anno.
Accanto a quella fisica, l'altra attività "d'urto" per tonificarsi nel perfetto corpo da spiaggia è la dieta. Anzi, le diete, visto che il numero cresce ogni anno. Lungi da me iniziare una critica sull'adeguatezza delle varie diete dell'uva, drenante, anoressizzante, ecc., vorrei parlare di una ricerca recente che parla appunto delle persone che intraprendono una dieta. Chi non ha iniziato una dieta che, nel giro di qualche giorno, ha abbandonato la sua regolare apparizione in tavola? Ebbene, le migliori intenzioni non proteggono da una morte prematura, per una serie di ragioni. Vediamo il perché leggendo di una ricerca il cui titolo è esplicitamente Double Trouble (doppio guaio).

I ricercatori hanno reclutato 148 studentesse, le hanno divise in tre gruppi dicendo loro che una catena di supermercati aveva commisionato la ricerca per valutare il sapore di alcuni alimenti. Le partecipanti hanno potuto scegliere tra un'offerta di cibi ricchi o poveri di calorie. Dopo il test hanno risposto ad alcune domande sulle loro emozioni e il loro atteggiamento verso il cibo.
Una parte delle partecipanti aveva dichiarato l'attenzione alla propria linea ma, nella ricerca, non hanno assunto meno calorie delle altre studentesse. L'unica differenza tra le ragazze è stata la presenza di giudizi negativi sulla propria alimentazione e il senso di colpa proprio tra quelle con l'attenzione alle calorie introdotte. Le emozioni spiacevoli, tra l'altro, riguardavano solo il comportamento alimentare, valutato negativamente a causa della mancanza di disciplina.


Dunque, le persone che spesso ricorrono alle diete dimagranti non assumono, in generale, meno calorie degli altri. Ma, al contrario della popolazione generale, soffrono di molti più sensi di colpa. L'alimentazione non è solo la quantità e qualità del cibo ingerito, ma anche il nostro atteggiamento verso l'alimento e l'alimentazione stessa. E' meglio una dieta sana, adeguata e corretta, che contenga una varietà di alimenti tale da non farci mancare nulla, neanche le cose "buone". Un'alimentazione corretta è anche saporita e, se avete bisogno di qualche suggerimento, vi consiglio questi video di
Marco Bianchi che mostra come cucinare cose sane, in modo sano e gustoso: come dice lui, il gusto giusto! Marco è divulgatore scientifico nella squadra del Prof. U.Veronesi e cuoco amatoriale salutare,autore di libri di cucina e volto televisivo Foxlife. Insomma, una garanzia!

De Witt Huberta, J., Evers, C., de Ridder, D. (2012). Double trouble: restrained eaters do not eat less and feel worse. Psychology and Health, 1-15 DOI: 10.1080/08870446.2012.751106

6.4.13

E il giardino creò l'uomo - Recensione




Chi ha mai avuto a che fare con un giardino sa che questo è un mondo in continuo divenire, un brulicare in lento movimento che continua anche quando l’attenzione del giardiniere è altrove, anche di notte mentre gli esseri umani riposano.
Marco Martella ha un’idea ben precisa di giardino. Attraverso le parole di Jorn de Précy, figlio di un ricco commerciante irlandese, Martella espone la sua idea basata su chiari fondamenti filosofici ma anche pratici. Non si può negare la bellezza di un giardino italiano, la sontuosità di uno francese, le soluzioni di uno all’inglese. Eppure l’autore spiega che tutti questi modi di approcciare la natura sono il risultato di un principio fondamentalmente sbagliato: imbrigliare la natura, dominarla, costruire un giardino come si fa con la città, pieno di forme che solamente ricordano l’originale aspetto naturale, ma che sono invece piene di artificiosità come aiuole piene di fiori disposti per colore, file di siepi perfettamente squadrate, riproduzioni (quando non scimmiottamento) di statue o tempietti come negli antichi giardini classici. In questa antichità l’autore vede la via regia che riproporrà in tutto il libro. La città, le macchine, un giardino geometricamente progettato, risponde solo al criterio di funzionalità, che tutto ha tranne la bellezza. Se giardini di altre epoche ancora sopravvivono, vengono “restaurati” e viene loro data una parvenza di antico, diventano attrazioni turistiche, giocattoli per così dire. Oppure oasi di tranquillità e verde in un mondo dominato dal grigio e dal fumo, bolle di tranquillità per esseri umani stressati. Ma questi non sono altro che surrogati dei giardini del nostro passato, pallide e allo stesso tempo ridondanti imitazioni.
Ma la natura non è fatta di materiali malleabili e facilmente addomesticabili con gli opportuni utensili. La natura è fatta di materia viva, che si muove in un tempo completamente diverso da quello pronunciatamente spinto in avanti delle nostre vite. Il giardino ti pianta nel qui ed ora, in un “lento, dolce, eterno presente”. Non c’è uno scopo, non ci sono obiettivi.
E così il giardiniere non è un botanico. Può conoscere i meccanismi del mondo vegetale, le precise date di semina e fioritura, la chimica del terreno adatto ad ospitare una pianta. Tuttavia il giardiniere è più un custode meravigliato, immerso in uno scenario in cui prendono vita dinamiche più grandi, più antiche di lui. Di conseguenza,  non mira al comando, non ne è proprietario, e d’altronde a cosa servirebbe: la natura gli sopravvivrà e troverà sempre il modo di muoversi secondo i suoi voleri. Tenere in ordine un giardino è un concetto che dovrebbe sparire dal manuale del giardiniere: egli dovrebbe essere come un direttore d’orchestra che semplicemente aiuta il fluire armonioso della musica: strappare le piante infestanti, segnare dei sentieri con la falce, accostare piante ad altre seguendo la loro natura. E, a volte, facendo nulla. Perché è la natura che dovrà fare il grosso del lavoro.
“Cosa accadrebbe se l’uomo civilizzato rinunciasse a trattare la natura come un terreno di conquista e iniziasse ad abitare la terra da giardiniere?”. Dovremmo perdere un privilegio che ci siamo costruiti da soli e che ci fa dormire serenamente la notte: l’antropocentrismo. Non c’è alcuna gerarchia, alcuna piramide che ci mette al vertice. Siamo parte della natura come ogni altro essere vivente e non vivente. Ma se abbiamo una qualità in più (oppure diversa, diciamo solo diversa) in quanto esseri umani, questa è la capacità di riflessione, che ci solleva dagli istinti e ci permettere di prendere decisioni più ampie della nostra piccola vita. Abbiamo il privilegio di poter lasciare una traccia nel mondo grazie al tempo che ci è stato concesso. Sta a noi decidere il tipo di segno che la nostra vita lascerà.

21.3.13

Il primo giorno di primavera

Primavera.
Questa bella parola viene dal latino classico "primo vere", cioè "all'inizio della primavera. In latino era la parola ver (veris) a significare "primavera".

Per dare il benvenuto a questa stagione ho scelto un classico Disney, Fantasia. Incredibilmente realizzato nel 1940, sulle note di composizioni eccellenti i disegnatori animarono figure da sogno.
Per la Sinfonia n. 6 "Pastorale" di Beethoven, le immagini esplodono di colori raffigurando scene mitologiche che includono, fauni, cavalli alati, divinità olimpiche tra cui un simpatico Bacco.

13.3.13

Advergame: frutta vs caramelle. Vincono sempre le caramelle!




Grazie anche al diffondersi dei social network, i cosiddetti advergames stanno diventando sempre più diffusi. Essi sono giochi piuttosto semplici, con una grafica accattivante e cartoonesca, che pubblicizzano dei prodotti.  Un esempio è dato da questo gioco dell’equivalente olandese della Cameo: http://www.oetker.nl/fun/dr-oetker-keukenspel/
Ci si trova in una specie di ristorante in cui bisogna cucinare per i clienti che arrivano sempre più numerosi. Nemmeno a dirlo, i prodotti da cucinare sono quelli della ditta.

Essendo questo un tipo di pubblicità, ha un’influenza sulle intenzioni di acquisto dei soggetti che utilizzano il gioco, come cercano di fare gli annunci promozionali durante un programma o nell’intervallo. Se, tuttavia, pensavate di poter utilizzare questa come un’arma a vantaggio di un comportamento salutare, dobbiamo spegnere le vostre speranze.

Alcuni ricercatori dell’Università di Amsterdam hanno svolto una ricerca al proposito coinvolgendo 270 bambini di età compresa tra otto e dieci anni. Il gruppo è stato diviso in quattro sottogruppi creando differenti condizioni:
Il gruppo A ha giocato con un advergame che pubblicizzava caramelle.
Il gruppo B ha giocato con un advergame che stimolava il consumo di frutta.
Il gruppo C ha giocato con un advergame che pubblicizzava giocattoli.
Il gruppo D era il gruppo di controllo, in cui i bambini non avevano alcun gioco.
Dopo il gioco, i bambini hanno potuto scegliere di mangiare senza limitazioni il cibo contenuto in alcune ciotole, alcune delle quali contenevano frutta e altre caramelle. La sorpresa poco gradita è arrivata quando, alla lettura dei risultati, i ricercatori hanno scoperto che i bambini dei primi due gruppi mangiavano più caramelle, indipendentemente dal prodotto pubblicizzato durante il gioco.


Racconterò un aneddoto personale. Una sera, dopo cena, io e i miei amici abbiamo deciso di guardare il documentario Super Size Me, che parla degli effetti nocivi di un uso sconsiderato e ripetuto del fast food, in particolare del McDonald’s. Nel film venivano illustrati tutti i cambiamenti (in peggio) fisici e psicologici del regista/attore/cavia che ha mangiato per un mese solo ed esclusivamente nei fast food, scegliendo sempre il menù Super Size (panino, porzione grande di patatine e 2 litri di bevanda come Coca Cola) quando proposto dalla cassiera. Mentre guardavamo i tragici effetti su peso, forme del corpo e libido del protagonista, io e i miei amici abbiamo sentito una irresistibile voglia di andare al McDonald’s più vicino e mangiare uno di quei panini incriminati. Evidentemente la pubblicità incessante, unita ai sapori volutamente ghiotti dei cibi spazzatura (che abbondano in sale, zucchero, grasso, ecc.), è entrata nella nostra mente in maniera sottile ma decisa. Il risultato è che, alla prima fame, spesso provocata dalla visione stessa dei prodotti, il cibo a cui ci rivolgiamo è quello veloce, colorato ed estremamente saporito di cui il nostro cervello e i nostri occhi hanno bisogno. E la maggior parte delle volte è facile trovare in casa un “fast food” pronto a soddisfare la nostra esigenza. O quella dei nostri bambini.
Folkvord, F., Doedschka, J., Anschütz, D.J., Buijzen, M., Valkenburg, P.M. (2013). The effect of playing advergames that promote energy-dense snacks or fruit on actual food intake among children. The American Journal of Clinical Nutrition, 97(2), 239-245.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...