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7.11.12

Mindfulness: meditazione di consapevolezza


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“Mindfulness” è una parola che senza dubbio avrete sentito o letto molto spesso. È infatti una tecnica molto in auge in questo periodo. Nel corso dei miei studi ho approfondito gli effetti positivi della mindfulness soprattutto in ambito ospedaliero, per esempio nel caso di pazienti con un attacco di panico o ansia.
 
Ma vediamo più in particolare di cosa stiamo parlando. La cosiddetta “meditazione di consapevolezza” aiuta le persone a ridurre il ricorso a strategie cognitive e comportamentali tese ad evitare, in maniera disfunzionale, aspetti dell’esperienza ritenuti indesiderabili (Kabat-Zinn, 2005). Una conseguenza della mindfulness è proprio comprendere che i pensieri, le sensazioni e le emozioni sono continuamente fluttuanti, transitori. In questo senso, anche il dolore, le attivazioni fisiologiche dell’ansia o dell’attacco di panico non sono immutabili o permanenti.
È stato verificato che il programma Mindfull-based Stress Reduction (MBSR) è associato a numerose conseguenze a livello biologico (cervello e sistema immunitario) rilevanti per la salute psico-fisica: riduce la frequenza degli attacchi di panico e del comportamento evitante nel disturbo da attacchi di panico (Miller, Fletcher, Zabat-Zinn, 1995); riduce lo stress e migliora il benessere emotivo in campioni non clinici (Shapiro, Shwartz, Bonner, 1998; William Kolar, Reger, Pearson, 2001); in pazienti con malattia cronica migliora l’alterazione dell’umore e, in particolare, nelle sotto-scale di depressione, ansia e rabbia (Speca, Carlson, Goodey, Angen, 2000).
Un’osservazione continuativa e non giudicante delle sensazioni correlate all’ansia, senza mettere in atto tentativi di fuga o comportamenti di evitamento, può ridurre la reattività emotiva tipicamente sollecitata da sintomi ansiosi: sono solo pensieri e non il rispecchiamento fedele della realtà. Quindi non sono necessari comportamenti di fuga o di evitamento.
In due ricerche di quest’anno (Fox, Zakarauskas, Dixon, Ellamil, Thompson, Christoff, 2012; Murakami, Nakao, Matsunaga, Kasuya, Shinoda, Yamada, Ohira, 2012.) sono stati osservati degli effetti molto particolari della mindfulness: le persone che da tempo hanno esperienza di mindfulness hanno un’immagine più accurata del proprio corpo e riescono a percepire con più precisione le sensazioni provenienti dalle varie parti del corpo rispetto ai neofiti di questa tecnica o chi non ne ha mai fatto esperienza; inoltre, ci sono stati dei cambiamenti strutturali misurabili nei loro cervelli.

Ho sperimentato la tecnica della mindfulness in occasione del Corso di mindfulness esperienziale tenuto presso l’Istituto A.T.Beck (Roma) dalla dott.ssa Antonella Montano, direttrice dell’istituto. Il corso era strutturato in 4 incontri mensili a cadenza settimanale della durata di 2 ore ciascuno.
Le lezioni si tenevano in una stanza tranquilla e silenziosa, con luce soffusa, nella quale erano disponibili diversi cuscini su cui sedersi in ordine sparso. La dott.ssa Montano ci ha spiegato le origini della mindfulness all’interno della dottrina buddhista e, in particolare, la pratica vipassana (chiara visione) che mira a sviluppare la massima consapevolezza di tutti gli stimoli sensoriali e mentali. Ci ha inoltre illustrato le applicazioni della mindfulness nella psicoterapia cognitivo-comportamentale con la creazione della Mindfulness-Based Cognitive Therapy (MBCT), il cui approccio consiste in una modificazione del protocollo MBSR: si apprende a cambiare l’atteggiamento di base verso il flusso di pensieri, indipendentemente da quello che viene realmente pensato. La dottoressa ci ha spiegato che questa pratica deve essere sviluppata ogni giorno e che solo in questo modo è possibile arrivare ai 45 minuti di meditazione continuata; tuttavia anche sperimentare per una volta sola influisce immediatamente sul benessere psico-fisico.
·         È necessario quindi trovare un posto lontano da rumori e distrazioni, spegnere il cellulare e sedersi in una posizione definita dignified position: testa, spina dorsale e collo devono essere allineati e il bacino deve essere più elevato delle ginocchia. In questa posizione, infatti, si evitano fastidiose, dolorose e disadattive compensazioni muscolari che potrebbero sia essere dannose che inficiare la stessa esecuzione della tecnica.
·         Un attacco di panico o un attacco d’ansia sono generalmente accompagnati da determinati correlati soggettivi e somatici: paura di morire, di perdere il controllo, tachicardia, palpitazioni, senso di soffocamento, dispnea (Biondi, Carpiniello, Muscettola, Placidi, Rossi, Scarone, 2009). Il respiro è quindi fortemente legato ai nostri stati mentali. La mindfulness basa la propria tecnica sul respiro consapevole. Dopo aver assunto la dignified position, chiudere gli occhi, fare tre respiri profondi per preparare la concentrazione. Quindi cominciare a respirare normalmente. È importante che non si controlli il respiro perché bisogna essere semplici osservatori della respirazione: percepire le sensazioni fisiche come il fresco dell’aria che si avverte nell’inspirazione, il calore dell’espirazione, il torace o l’addome che si gonfiano e sgonfiano. Questo tipo di osservazione produce automaticamente un effetto calmante fin dalle prime esperienze, in quanto si distoglie l’attenzione dal circuito frenetico delle idee che producono agitazione e stress.
Seppure la pratica della mindfulness è per tutti, sono comuni alcuni problemi che si possono incontrare:
§  I pensieri si riversano in un flusso che prende il sopravvento senza che nemmeno ce ne accorgiamo, soprattutto in uno stato di ansia. Quello che bisogna fare, appena ripresa coscienza, è spostare gentilmente l’attenzione di nuovo sul respiro. Non bisogna perdere la calma, anzi conservare la pazienza e ogni pensiero diventa quindi una nuvola passeggera e non si concatena ad un altro pensiero.
§  Rimanere fermi a lungo può comportare sensazioni spiacevoli di formicolii, intorpidimenti muscolari, sonnolenza. Occorre trattare queste sensazioni come i pensieri: osservarli e riportare l’attenzione al respiro, in quanto quella sensazione, raggiunto l’acme, tende poi a scomparire lentamente. Solo se il dolore è insopportabile, allora cambiare lentamente e consapevolmente posizione. Tuttavia è sconsigliato, in quanto si tenderebbe a farlo ripetutamente e occorre invece apprendere che non c’è bisogno di sfuggire al malessere: si può rimanere calmi anche quando le cose non vanno come vorremmo, dato che sono passeggere.
§  Durante la pratica, può sopraggiungere la noia. Questo significa che non si sta più percependo la realtà ma si stanno formulando giudizi su quello che sta accadendo. Riportando l’attenzione alle sensazioni del respiro si opera un’osservazione di modificazioni fisiologiche a cui normalmente non diamo ascolto e che, al contrario della noia, donano un’esperienza totalmente nuova.

Riferimenti:
Biondi, M., Carpiniello, B., Muscettola, G., Placidi, G., Rossi, A., Scarone., S. (2009). Manuale di psichiatria. Elsevier, Milano.
Fox, K.C.R., Zakarauskas, P., Dixon, M., Ellamil, M., Thompson, E. & Christoff, K. (2012). Meditiation Experience Predicts Introspective Accuracy. PloS ONE, 7(9), e45370, doi:10.1371/journal.pone.0045370.
Kabat-Zinn, J., (2005). Vivere momento per momento. Corbaccio, Milano.
Miller, J.J., Fletcher, K., Kabat-Zinn, (1995). Three-year follow-up and clinical implications of a mindfulness meditation-based stress reduction intervention in the treatment of anxiety disorders. General Hospital Psychiatry, 17, 192-200.
Murakami, H., Nakao, T., Matsunaga, M., Kasuya, Y., Shinoda, J., Yamada, J. & Ohira, H. (2012). The Structure of Mindful Brain. PLos ONE, 7(9): e46377. doi:10.1371/journal.pone.0046377.
Shapiro, S.L., Shwartz, G.E., Bonner, G. (1998). Effects of mindfulness-based stress reduction on medical and premedical students. Journal of Behavioural Medicine, 21, 581-599.
Speca, M., Carlson, L.E., Goodey, E. & Angen, M. (2000). A ranzomized, wait-list controlled clinical trial: The effect of a mindfulness meditation-based stress reduction program on mood and symptoms of stress in cancer outpatients. Psychosomatic Medicine, 62, 613-622.
Williams, K.A., Kolar, M.M., Reger, B.E. & Pearson, J.C. (2001). Evaluation of a wellness-based mindfulness stress reduction intervention: A controlled trial. American Journal of Health Promotion, 15, 422-432.
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