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21.11.12
Pizza senza glutine
Questo post è una sorta di "antipasto" all'approfondimento che farò nei prossimi giorni sul glutine, perché è così diffuso e per certi versi insostituibile, quando è pericoloso e quanto è dannoso. Per adesso, dico solo in generale che il glutine si forma quando aggiungiamo acqua alla farina di alcuni cereali quali frumento, farro, segale, farro, kamut e orzo. Il glutine rende l'impasto colloso e modellabile e dunque adatto a creare molte basi per ricette che tutti conosciamo, a partire dalla pasta.
Oggi ho provato a realizzare una pizza senza glutine. La ricetta l'ho creata prendendo spunto da internet ma personalizzandola. Ho utilizzato i seguenti ingredienti che ho semplicemente unito tutti insieme:
300 g. di fecola di patate
200 g. di farina di soia
una bustina di lievito
40 ml di acqua
1 pizzico di zucchero
5 cucchiai di olio
sale ed eventuali altre spezie
L'assenza del glutine rende l'impasto piuttosto farinoso. Questo significa che se lo dividete in due si spezzerà lasciando delle briciole, differentemente dagli impasti con farina di grano, per esempio, che si allungano proprio per la presenza del glutine. Tuttavia l'olio aiuterà ad amalgamare il tutto e renderà anche meno secco il risultato dopo la cottura.
Dopo aver impastato e formato una bella palla, l'ho lasciato lievitare per un'ora. Dopo di che ho rivestito una teglia con della cartaforno e ho schiacciato l'impasto sopra. La cottura è stata di circa 25 minuti in forno a 250° C. (230 se ventilato) già caldo.
Inutile dire che il sapore è diverso, così come la consistenza. Ma se si aggiunge un po' più di olio si può avere un impasto un po' più simile alla focaccia, a gusto personale. Ricoperto con peperoni soffritti con cipolla e olio e con l'aggiunta all'ultimo momento di salsa di pomodoro, ho molto apprezzato. Volendo creare una ricetta anche vegana non ho aggiunto formaggi. Ma credo che la mozzarella aiuti a mantenere il tutto più morbido.
Una precisazione: la farina di soia tende a scurire, dunque non pensate che la pizza si stia bruciando in forno!
Ai seguenti link potete trovare le tabelle di composizione della fecola di patate e della farina di soia.
7.11.12
Mindfulness: meditazione di consapevolezza
http://designbeep.designbeep.netdna-cdn.com/wp-content/uploads/2011/02/241.jpg |
“Mindfulness” è una parola che senza dubbio avrete sentito o letto molto
spesso. È infatti una tecnica molto in auge in questo periodo. Nel corso dei
miei studi ho approfondito gli effetti positivi della mindfulness soprattutto
in ambito ospedaliero, per esempio nel caso di pazienti con un attacco di
panico o ansia.
Ma vediamo più in particolare di cosa stiamo parlando. La cosiddetta “meditazione
di consapevolezza” aiuta le persone a ridurre il ricorso a strategie cognitive
e comportamentali tese ad evitare, in maniera disfunzionale, aspetti
dell’esperienza ritenuti indesiderabili (Kabat-Zinn, 2005). Una conseguenza della
mindfulness è proprio comprendere che i pensieri, le sensazioni e le emozioni
sono continuamente fluttuanti, transitori. In questo senso, anche il dolore, le
attivazioni fisiologiche dell’ansia o dell’attacco di panico non sono immutabili
o permanenti.
È stato verificato che il programma Mindfull-based Stress Reduction (MBSR)
è associato a numerose conseguenze a livello biologico (cervello e sistema
immunitario) rilevanti per la salute psico-fisica: riduce la frequenza degli
attacchi di panico e del comportamento evitante nel disturbo da attacchi di
panico (Miller, Fletcher, Zabat-Zinn, 1995); riduce lo stress e migliora il
benessere emotivo in campioni non clinici (Shapiro, Shwartz, Bonner, 1998;
William Kolar, Reger, Pearson, 2001); in pazienti con malattia cronica migliora
l’alterazione dell’umore e, in particolare, nelle sotto-scale di depressione,
ansia e rabbia (Speca, Carlson, Goodey, Angen, 2000).
Un’osservazione continuativa e non giudicante delle sensazioni correlate
all’ansia, senza mettere in atto tentativi di fuga o comportamenti di
evitamento, può ridurre la reattività emotiva tipicamente sollecitata da
sintomi ansiosi: sono solo pensieri e non il rispecchiamento fedele della
realtà. Quindi non sono necessari comportamenti di fuga o di evitamento.
In due ricerche di quest’anno (Fox, Zakarauskas, Dixon, Ellamil,
Thompson, Christoff, 2012; Murakami, Nakao, Matsunaga, Kasuya, Shinoda, Yamada,
Ohira, 2012.) sono stati osservati degli effetti molto particolari della
mindfulness: le persone che da tempo hanno esperienza di mindfulness hanno un’immagine
più accurata del proprio corpo e riescono a percepire con più precisione le sensazioni
provenienti dalle varie parti del corpo rispetto ai neofiti di questa tecnica o
chi non ne ha mai fatto esperienza; inoltre, ci sono stati dei cambiamenti
strutturali misurabili nei loro cervelli.
Ho sperimentato la tecnica della mindfulness in occasione del Corso di
mindfulness esperienziale tenuto presso l’Istituto A.T.Beck (Roma) dalla
dott.ssa Antonella Montano, direttrice dell’istituto. Il corso era strutturato
in 4 incontri mensili a cadenza settimanale della durata di 2 ore ciascuno.
Le lezioni si tenevano in una stanza tranquilla e silenziosa, con luce
soffusa, nella quale erano disponibili diversi cuscini su cui sedersi in ordine
sparso. La dott.ssa Montano ci ha spiegato le origini della mindfulness
all’interno della dottrina buddhista e, in particolare, la pratica vipassana (chiara visione) che mira a
sviluppare la massima consapevolezza di tutti gli stimoli sensoriali e mentali.
Ci ha inoltre illustrato le applicazioni della mindfulness nella psicoterapia
cognitivo-comportamentale con la creazione della Mindfulness-Based Cognitive
Therapy (MBCT), il cui approccio consiste in una modificazione del protocollo
MBSR: si apprende a cambiare l’atteggiamento di base verso il flusso di
pensieri, indipendentemente da quello che viene realmente pensato. La
dottoressa ci ha spiegato che questa pratica deve essere sviluppata ogni giorno
e che solo in questo modo è possibile arrivare ai 45 minuti di meditazione
continuata; tuttavia anche sperimentare per una volta sola influisce
immediatamente sul benessere psico-fisico.
·
È necessario quindi trovare un posto lontano da
rumori e distrazioni, spegnere il cellulare e sedersi in una posizione definita
dignified position: testa, spina
dorsale e collo devono essere allineati e il bacino deve essere più elevato
delle ginocchia. In questa posizione, infatti, si evitano fastidiose, dolorose
e disadattive compensazioni muscolari che potrebbero sia essere dannose che
inficiare la stessa esecuzione della tecnica.
·
Un attacco di panico o un attacco d’ansia sono
generalmente accompagnati da determinati correlati soggettivi e somatici: paura
di morire, di perdere il controllo, tachicardia, palpitazioni, senso di
soffocamento, dispnea (Biondi, Carpiniello, Muscettola, Placidi, Rossi,
Scarone, 2009). Il respiro è quindi fortemente legato ai nostri stati mentali.
La mindfulness basa la propria tecnica sul respiro consapevole. Dopo aver
assunto la dignified position,
chiudere gli occhi, fare tre respiri profondi per preparare la concentrazione.
Quindi cominciare a respirare normalmente. È importante che non si controlli il
respiro perché bisogna essere semplici osservatori della respirazione:
percepire le sensazioni fisiche come il fresco dell’aria che si avverte
nell’inspirazione, il calore dell’espirazione, il torace o l’addome che si
gonfiano e sgonfiano. Questo tipo di osservazione produce automaticamente un
effetto calmante fin dalle prime esperienze, in quanto si distoglie
l’attenzione dal circuito frenetico delle idee che producono agitazione e
stress.
Seppure la pratica della mindfulness è per tutti, sono comuni alcuni problemi che
si possono incontrare:
§
I pensieri si riversano in un flusso che prende
il sopravvento senza che nemmeno ce ne accorgiamo, soprattutto in uno stato di
ansia. Quello che bisogna fare, appena ripresa coscienza, è spostare
gentilmente l’attenzione di nuovo sul respiro. Non bisogna perdere la calma,
anzi conservare la pazienza e ogni pensiero diventa quindi una nuvola
passeggera e non si concatena ad un altro pensiero.
§
Rimanere fermi a lungo può comportare sensazioni
spiacevoli di formicolii, intorpidimenti muscolari, sonnolenza. Occorre
trattare queste sensazioni come i pensieri: osservarli e riportare l’attenzione
al respiro, in quanto quella sensazione, raggiunto l’acme, tende poi a scomparire
lentamente. Solo se il dolore è insopportabile, allora cambiare lentamente e consapevolmente
posizione. Tuttavia è sconsigliato, in quanto si tenderebbe a farlo
ripetutamente e occorre invece apprendere che non c’è bisogno di sfuggire al
malessere: si può rimanere calmi anche quando le cose non vanno come vorremmo,
dato che sono passeggere.
§
Durante la pratica, può sopraggiungere la noia.
Questo significa che non si sta più percependo la realtà ma si stanno
formulando giudizi su quello che sta accadendo. Riportando l’attenzione alle
sensazioni del respiro si opera un’osservazione di modificazioni fisiologiche a
cui normalmente non diamo ascolto e che, al contrario della noia, donano
un’esperienza totalmente nuova.
Riferimenti:
Biondi, M., Carpiniello, B., Muscettola, G., Placidi, G., Rossi, A.,
Scarone., S. (2009). Manuale di psichiatria.
Elsevier, Milano.
Fox, K.C.R., Zakarauskas, P., Dixon, M., Ellamil, M., Thompson, E. & Christoff,
K. (2012). Meditiation Experience Predicts Introspective Accuracy. PloS ONE,
7(9), e45370, doi:10.1371/journal.pone.0045370.
Kabat-Zinn, J., (2005). Vivere
momento per momento. Corbaccio, Milano.
Miller, J.J., Fletcher, K., Kabat-Zinn, (1995). Three-year follow-up and clinical implications of a
mindfulness meditation-based stress reduction intervention in the treatment of
anxiety disorders. General Hospital
Psychiatry, 17, 192-200.
Murakami, H., Nakao, T.,
Matsunaga, M., Kasuya, Y., Shinoda, J., Yamada, J. & Ohira, H. (2012). The
Structure of Mindful Brain. PLos ONE, 7(9): e46377. doi:10.1371/journal.pone.0046377.
Shapiro, S.L., Shwartz, G.E.,
Bonner, G. (1998). Effects of mindfulness-based stress reduction on medical and
premedical students. Journal of
Behavioural Medicine, 21, 581-599.
Speca, M., Carlson, L.E.,
Goodey, E. & Angen, M. (2000). A ranzomized, wait-list controlled clinical
trial: The effect of a mindfulness meditation-based stress reduction program on
mood and symptoms of stress in cancer outpatients. Psychosomatic Medicine, 62, 613-622.
Williams, K.A., Kolar, M.M.,
Reger, B.E. & Pearson, J.C. (2001). Evaluation of a wellness-based
mindfulness stress reduction intervention: A controlled trial. American Journal of Health Promotion,
15, 422-432.
1.11.12
World Vegan Month
Novembre è il mese mondiale dell'alimentazione vegan.
Come potete leggere su questo sito in inglese e in questo sito in italiano, numerosi sono gli eventi e le iniziative che hanno l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica su questo argomento.
Perché mangiare vegan?
E' sicuro? E' sano?
Se sei già vegetariano o vegano, puoi coinvolgere i tuoi colleghi al lavoro, compagni di corso o familiari in questa tua scelta, ricordando a tutti la posizione ufficiale dell'Academy of Nutrition and Dietetics americana, ovvero la più grande organizzazione mondiale di professionisti dell'alimentazione (dunque non un'associazione di vegani): una dieta vegetariana o vegana correttamente pianificata è salutare, adeguata dal punto di vista nutrizionale e potenzialmente benefiche contro numerose malattie, inclusi alcuni tipi di tumore.
Chi fosse interessato può leggere su questo blog i posti dei mesi di agosto e settembre che ho dedicato all'alimentazione vegetariana in occasione della conferenza che si è tenuta ad Acerno (SA) il 1° settembre di quest'anno. Guardando l'argomento da più punti di vista, ho cercato di essere completo nella trattazione delle motivazioni, dei benefici, delle possibilità e dei nutrienti principali, nonché delle conseguenze positive sul trattamento degli animali e di tutto l'ecosistema, di cui facciamo parte.
Di tutte le cose che facciamo nella nostra vita, sicuramente mangiare è la più ricorrente e anche quella su cui possiamo più facilmente operare un cambiamento. Quando si inizia a leggere ed aprire gli occhi su determinati argomenti, questi ti cambiano la vita. Letteralmente.
Provare per credere, buona lettura!
Come potete leggere su questo sito in inglese e in questo sito in italiano, numerosi sono gli eventi e le iniziative che hanno l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica su questo argomento.
Perché mangiare vegan?
E' sicuro? E' sano?
Se sei già vegetariano o vegano, puoi coinvolgere i tuoi colleghi al lavoro, compagni di corso o familiari in questa tua scelta, ricordando a tutti la posizione ufficiale dell'Academy of Nutrition and Dietetics americana, ovvero la più grande organizzazione mondiale di professionisti dell'alimentazione (dunque non un'associazione di vegani): una dieta vegetariana o vegana correttamente pianificata è salutare, adeguata dal punto di vista nutrizionale e potenzialmente benefiche contro numerose malattie, inclusi alcuni tipi di tumore.
Chi fosse interessato può leggere su questo blog i posti dei mesi di agosto e settembre che ho dedicato all'alimentazione vegetariana in occasione della conferenza che si è tenuta ad Acerno (SA) il 1° settembre di quest'anno. Guardando l'argomento da più punti di vista, ho cercato di essere completo nella trattazione delle motivazioni, dei benefici, delle possibilità e dei nutrienti principali, nonché delle conseguenze positive sul trattamento degli animali e di tutto l'ecosistema, di cui facciamo parte.
Di tutte le cose che facciamo nella nostra vita, sicuramente mangiare è la più ricorrente e anche quella su cui possiamo più facilmente operare un cambiamento. Quando si inizia a leggere ed aprire gli occhi su determinati argomenti, questi ti cambiano la vita. Letteralmente.
Provare per credere, buona lettura!
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